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LINGUE

La Federazione,
prendendo atto della composizione sempre più interculturale delle nostre chiese e dei nostri incontri, riconosce l’importanza del plurilinguismo per la crescita personale dei/delle giovani/e, e per l’arricchimento delle discussioni; riconosce altresì l’importanza del proseguire ad avere come lingua comune della vita della FGEI l’italiano, facilitandone la comprensione e l’apprendimento da parte di chi non è madrelingua.
Propone di lavorare nella direzione di:

  • tradurre i materiali necessari allo svolgimento delle attività (eventualmente prevedendo un riassunto delle stesse) nelle lingue veicolari;
  • stimolare gli fgeini e le fgeine allo studio e alla pratica delle lingue;
  • individuare e valorizzare i talenti nell’ambito della traduzione e dell’interpretariato, al fine di responsabilizzare sul medio/lungo periodo le persone competenti a mettere i loro doni a disposizione della federazione.

INTERCULTURA

La Federazione, consapevole della necessità sempre crescente nella società e nelle chiese di mantenere e sviluppare spazi democratici di riflessione comune sulla multiculturalità e di ascolto dell’altro/dell’altra;
avendo riconosciuto che la differenza tra le persone è un elemento di ricchezza e una risorsa, nonché un elemento costitutivo dell’unità e dell’identità multiculturale di ogni comunità e società;
si impegna a testimoniare e promuovere modalità di incontro, scambio e interazione che si realizzano attraverso la consapevolezza del pregiudizio insito in ognuno/a;
la volontà e l’impegno a superarlo per permettere il reciproco riconoscimento dei valori che stanno dietro alle azioni e alle tradizioni;
la collaborazione con le chiese, gli esecutivi e le organizzazioni internazionali di cui la FGEI fa parte.

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“Io non sono più nel mondo, ma essi sono nel mondo, e io vengo a te. Padre santo, conservali nel tuo nome, quelli che tu mi hai dati, affinché siano uno, come noi” .
Giovanni 17,11

Il Consiglio della Federazione Giovanile Evangelica in Italia riunitosi a Casa Cares dal 1 al 3 settembre 2017 in sessione consultiva e deliberativa, secondo l’Art. 12 dello Statuto, ha avuto come tema centrale il rapporto tra identità e testimonianza, che si rende concreto attraverso la rete della FGEI. Questa rete è costituita dai e dalle giovani che si riconoscono nel cammino della Federazione e, allo stesso tempo, connette diverse altre realtà, ecclesiali e non, che riconoscono negli obiettivi e nelle riflessioni della FGEI una parte del proprio percorso.

La Federazione è una rete di persone in cammino persuase dalla chiamata di Gesù a stare nel mondo e ad agire nel mondo, con la consapevolezza di non essere “del mondo”, cioè di essere un frammento del Regno di Dio, presente già qui e ora.
Questo frammento è una delle varie voci profetiche che si impegnano a testimoniare con concretezza che il regno di Dio è un’utopia già realizzata, cioè una realtà di cui si può fare esperienza nell’oggi e allo stesso tempo si rivela essere un orizzonte irraggiungibile nella sua totalità.
In questa tensione tra la consapevolezza dell’oggi e l’attesa del futuro, la FGEI ha scelto di essere una comunità interdenominazionale, interculturale e intergenerazionale, un luogo di crescita in cui ciascuna persona possa sentirsi libera di essere sé stessa e di mettersi in gioco.
La FGEI vuole essere luogo di apertura, di introspezione, di riflessione sulla responsabilità individuale e comunitaria che come credenti abbiamo nei confronti del mondo, un luogo di formazione tra giovani che hanno voglia, interesse ed energie per impegnarsi nelle comunità e nella società.
In quest’ottica La Federazione vuole essere esempio di una realtà di accoglienza e rispetto che cerchi su queste basi, di intrecciare relazioni costruttive (all’estero e sul territorio nazionale), fare progetti incisivi, testimoniare ed evangelizzare, un luogo in cui possa crescere la consapevolezza dell’agape.
Guardando al futuro della Federazione, il Consiglio riunito a Casa Cares secondo l’Art.12 invita i e le giovani della FGEI

  • a impegnarsi affinché essa continui a essere un luogo di accoglienza per tutti e tutte, anche per chi è in ricerca di un percorso di fede,
  • a stimolare costantemente il dialogo tra diverse spiritualità, restando in ascolto delle domande e delle provocazioni, mettendosi continuamente in discussione,
  • a promuovere al suo interno occasioni di formazione e di ricerca teologica alla pari,
  • a impegnarsi a favorire una maggiore collaborazione tra la FGEI e le chiese in vista di un sempre maggior riconoscimento reciproco e di una maggiore condivisione del percorso comune intrapreso già da molti anni, avendo cura di questo luogo di formazione vicino alle chiese battiste, metodiste e valdesi in cui poter condividere e sviluppare anche il percorso di fede come membri della Chiesa di oggi e di domani,
  • a ricercare, sostenere e valorizzare i doni di ogni giovane che si mette a disposizione della
    Federazione, anche favorendo la collaborazione tra i vari gruppi e i singoli e le giovani,
  • a essere testimoni della comunione e dell’unione reale che costituisce la nostra Federazione, non perdendo mai di vista la riflessione sull’interdenominazionalità che è tra i principi fondanti la FGEI, anche in quegli organismi con cui collaboriamo e facciamo rete, ricercando sempre maggiore occasioni di dialogo e coordinamento.

Riflettendo, infine, sulla testimonianza e sull’azione collettiva che si articola in diversi ambiti della Federazione, i e le giovani riunite nel Consiglio secondo l’Art. 12 si impegnano

  • a favorire una maggiore integrazione tra i propri organi di comunicazione,
  • a ricercare modalità di espressione e diffusione sempre più sinergiche ed efficaci,
  • a favorire il coordinamento tra giovani nei territori e a portare il proprio punto di vista all’interno della vita dei Centri giovanili, cogliendo le occasioni reciproche di allargare la rete che ci connette,
  • a volgere lo sguardo alle realtà internazionali con cui la FGEI è in rete in quanto esse sono
    testimoni di un ecumenismo concreto e vissuto a cui fare riferimento,
  • a utilizzare un linguaggio accessibile a tutti e tutte, attenti e attente a essere più presenti nei
    discorsi della società civile e portare un punto di vista giovanile evangelico all’interno di essi.

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Il mondo in cui oggi viviamo offre risposte confuse e incoerenti a tutti gli interrogativi che riguardano le molteplici identità e possibilità umane: da un lato, è sempre più conosciuta e accettata la pluralità di identità di genere e orientamenti sessuali non conformi al modello eteronormativo, viene promosso il rispetto per tutte le culture e le religioni, si ha consapevolezza dei diritti delle persone disabili; dall’altro lato, qualunque esperienza personale che devii dalla norma – intesa come conformazione alla maggioranza – viene derisa, discriminata o messa a tacere. Ciò è valido soprattutto per quello che riguarda le emozioni e le esperienze relative al corpo: chi è divergente dai modelli considerati come norma spesso vive nell’umiliazione e nell’esclusione, temendo di conseguenza di condividere con le altre persone la propria storia.
Il Campo Studi FGEI 2017, nella consapevolezza che chi è più giovane fatica più di chiunque altro a trovare spazi sicuri e non giudicanti per la narrazione di sé, ha affrontato il tema del corpo e del
rapporto con esso in relazione agli altri e a Dio, partendo proprio dalla creazione di spazi di questo tipo. Uno spazio sicuro è un luogo in cui le persone sono accolte con la propria storia, in quanto esseri unici, amati e creati a immagine di Dio: “Io ti celebrerò, perché sono stato fatto in modo stupendo. Meravigliose sono le tue opere, e l’anima mia lo sa molto bene” (Salmo 139,14).

Pertanto noi giovani della FGEI, riuniti presso il Centro di studi metodista Ecumene in occasione del Campo Studi, affermiamo che:

  • sussiste una connessione innegabile tra il corpo e la sfera dell’emotività e dell’affettività.
    Consapevoli di vivere in un contesto mediatico che tende a stereotipare e caricaturare i corpi attraverso determinati canoni estetici, riconosciamo l’importanza di valorizzare ogni corpo a partire dal suo proprio vissuto unico, personale e ricco di potenzialità;
  • l’inclusività è uno dei valori fondamentali di questa federazione giovanile, nata nel 1969 per condividere le identità dei movimenti giovanili battisti, metodisti e valdesi. L’inclusività non deve mai essere data per scontata e non deve essere confusa con l’accettazione passiva delle opinioni, ma deve essere considerata come il risultato della discussione delle specificità di ogni persona, alla luce dell’identità comune e della fede in Cristo, “Poiché, come il corpo è uno e ha molte membra, e tutte le membra del corpo, benché siano molte, formano un solo corpo, così è anche di Cristo” (1 Corinzi 12,12);
  • crediamo e confessiamo che “La parola è diventata carne e ha abitato per un tempo tra noi, piena di grazia e verità” (Giovanni 1,14a) e che noi possiamo di conseguenza conoscere la sua gloria anche attraverso la nostra corporeità, così come Gesù è stato il corpo totalmente umano e dunque imperfetto – poiché fatto di ossa, sangue, pelle e carne – con cui Dio ha deciso di conoscerci nella nostra interezza e nelle nostre imperfezioni;
  • l’esperienza di Dio e la testimonianza di fede avvengono anche attraverso i nostri corpi. In una società in cui la fede viene relegata a un ambito marginale, mentre il corpo viene esaltato nei suoi aspetti formali, noi vediamo nel corpo un’espressione divina e riteniamo fondamentale vivere la fede anche attraverso di esso, in quanto strumento essenziale del nostro rapporto con Dio. Affermiamo inoltre la naturalezza e l’importanza del rapporto con il proprio corpo e con quello delle altre persone;
  • riconosciamo il bisogno di rispondere alle esigenze del nostro corpo, restituendo a esse la
    dimensione della spontaneità. Il rapporto più o meno conflittuale con il proprio corpo si riflette nei rapporti sociali, che spesso si definiscono anche come rapporti di potere: attraverso il corpo si possono influenzare scelte e pensieri, si pensi al linguaggio non verbale; attraverso le sue azioni, il corpo può esercitare un potere positivo, che è la nostra possibilità di plasmare il mondo che ci circonda e di vivere nel reale; con il corpo, però, si può imporre un potere negativo e violento, nella sopraffazione e nella prevaricazione delle altre creature, si pensi alla violenza di genere – ancora così diffusa nel nostro paese – o agli atti di razzismo, omofobia e transfobia, così spesso attuati attraverso la violenza fisica. Il corpo, inoltre, subisce i condizionamenti della società, che indirizza i nostri comportamenti verso uno standard spesso limitante.

Nel 500° anniversario della Riforma protestante, seguendo l’ispirazione del concetto di riforma
permanente, noi giovani della FGEI invitiamo le chiese e i centri evangelici a lavorare affinché si possano ritrovare sempre come luoghi accoglienti di confronto e di formazione, così come noi intendiamo impegnarci nel mantenere la Federazione costantemente al passo con le esigenze che i tempi richiedono e a creare spazi sicuri per ogni individuo per esprimere liberamente i propri doni, nella speranza di conservare sempre salda la nostra identità in cammino: “E ogni giorno andavano assidui e concordi al tempio, rompevano il pane nelle case e prendevano il loro cibo insieme, con gioia e semplicità di cuore, lodando Dio e godendo il favore di tutto il popolo. Il Signore aggiungeva ogni giorno alla loro comunità quelli che venivano salvati” (Atti 2,46-47).

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Libere riflessioni sulla democrazia

Il Campo Formazione Sud (Ruvo di Puglia, 24-26 marzo 2017) ha ragionato sul tema della democrazia e ha prodotto un documento che riporta le riflessioni emerse proposte di seguito.
Democrazia:

  • Necessità di una contestualizzazione del concetto di democrazia per evitare anacronismi.
  • Rischio di scadere nell’utopia: necessità di cedere al compromesso per neutralizzare l’eccessivo potere della maggioranza.
    Democrazia come diritto e non come potere, concesso a tutti/e coloro che si sentono parte di una comunità.
  • Condividere responsabilità, ascoltare e dialogare per permettere una maggiore fiducia nei/lle rappresentati eletti/e.
  • La libertà del popolo risiede nella collaborazione e la forza della democrazia nell’associazione.
  • La maggioranza deve indirizzare, ma non monopolizzare il potere poiché spesso si tende a non lasciare spazio alle iniziative e alle esigenze dei/lle pochi/e.
  • Stessi diritti sociali e pari opportunità garantiscono dignità alle diverse identità, solo così sarà possibile considerare una proposta di legge a prescindere dall’individuo, ma esclusivamente in base al suo valore politico.
  • Il sistema democratico propone la formazione per le cariche rappresentative, garantendo
    competenza e capacità comunicative messe al servizio di chi fruisce della democrazia.